Mario per Cursi

Alla morte di mio suocero eravamo in vacanza a Cursi. Nel Campo santo la grande folla di presenti era alla ricerca di un rappresentante maschile della famiglia. Venni scelto io. Strinsi una teoria ininterrotta di mani, nella gran parte estranee. I realtà fu l’ inizio di un nuovo  rapporto con quella terra e con la casa che fino a quel momento  avevo vissuto come ospite.

Un rapporto che ebbe presto modo di rendersi denso ed impegnato perché mia suocera, Maria de Pietro, che viveva a Roma con noi  e con la quale avevo un afflato speciale, si appoggiò  a me per seguire tutte le vicende della proprietà e della gestione della casa di Cursi.

Decidemmo insieme, in un clima di grande  complicità, di restituire al “palazzo” la sua fisionomia originaria, un po’ troppo trascurato e per lunghi periodi solo nella mani del personale di servizio. Incursioni di mani non felici e non controllate avevano oscurato alcune splendide prerogative di quegli ambienti. 

Cominciammo con il togliere l’insopportabile linoleum che era stato appoggiato sul  bel pavimento del salotto, con i suoi colori rossi e gialli, attenuati dall’antichità. Ricomponemmo i mobili scomposti ed alloggiati in vani distinti; eliminammo, con il paziente lavoro di un artigiano, le vernici che coprivano le credenze che dovevano far parte della primitiva stanza da pranzo; restituimmo alle antiche sembianze tavoli, divani e sedie; acquistammo armadi e comò da rigattieri di Maglie. La casa, con l’immensa gioia di mia suocera, tornò a respirare l’atmosfera delle belle e antiche dimore.

Un lavoro reso possibile per l’amore condiviso di alcuni maestri, primo fra tutti Giuseppe Lanzillotto, che ha assecondato con pazienza e devozione le nostre scelte per restituire a quegli ambienti il loro originale valore. Ricordo anche i tanti lavori eseguiti dal maestro Donato, artista del ferro

Nel quadro di una serie di migliorie abbiamo provveduto alla realizzazione di nuovi bagni, fatto che ha consentito di potere ospitare schiere di vacanzieri, tornati a frequentare la casa dopo un periodo di assenza.

Quanto alla sistemazione del giardino un avvenimento ne provocò il definitivo assetto: provenendo dal Santuario, ancora oggi è possibile vedere una strana direttrice del marciapiede. In linea d’aria si finisce per giungere sotto la seconda finestra sulla antica via di Morigino. Si parlava, a quel tempo, di creare lì un’area di parcheggio. In un battibaleno procedemmo con l’amico Sisinni a sventare il pericolo e a prendere le contromisure necessarie. Venne completata la recinzione e sistemate le piante per dare l’idea di un luogo vissuto e, per confermare definitivamente il carattere di giardino privato, decidemmo di aprire una porta finestra realizzando, in corrispondenza, una scala di accesso. Dopo aver chiesto ed ottenuto dall’Amministrazione comunale  un permesso che avrebbe sancito il carattere privato di quel verde.

Ci rendevamo conto che la nostra attenzione  verso la casa assomigliava molto ad una bella favola. Lucia ed io speravamo di lavorare per gli eredi. Ma a parte le nostre figlie, più legate alla casa di Cursi per ragioni di vicinanza ed affettività, era molto difficile che gli altri giovani partecipassero con identico impegno e disponibilità al futuro della residenza

E comunque la bella favola si interruppe a seguito di una telefonata che ci annunciava un furto avvenuto di alcuni mobili antichi.

Con un volo da Roma ho raggiunto immediatamente Cursi. Utilizzando un enorme e ben visibile autocarro ho provveduto a distribuire tra le diverse famiglie i mobili ancora presenti nella casa. Scelte dolorose. Da quel momento era chiaro il destino della dimora dei nostri sogni.

Rimasi per molto tempo a rassicurare mia suocera sul futuro, ma sapevamo entrambi che erano discorsi illusori.

Molte di quelle tante mani sconosciute strette nel Campo santo più di trenta anni fa hanno poi avuto un volto. Per molti sono diventato Don Mario; quel Don che ho considerato come riconoscimento di un’appartenenza piuttosto che di rispetto. Anche perché io stesso ho restituito il rispetto. Ascoltando storie incredibili di umanità, di gente sopravissuta con pazienza e furbizia alle guerre, capace di sacrifici ed economie, piegate dalla fatica o dalla vecchiaia. Ma ancora capace di dare suggerimenti e consigli.

Richiamarli per nome verrebbe un elenco troppo lungo. Ma è un elenco che porto nel cuore. Ricordo tra tutti il carissimo Luce Cuna, con  il quale mi trattenevo all’alba con il secchio di fichi d’india, fichi  che aiutavo a riposare negli appositi piatti. Mentre li sgusciava con le enormi mani, insensibili alle spine, raccontava e ascoltava. E la cara e autorevole Maria Caputo, protagonista da sempre della casa e di essa parte integrante. Maestra dei fornelli e direttrice di tutti i lavori, a cominciare dalla preparazione della salsa di pomodoro.  E’stato impossibile darle la terribile notizia dell’insuccesso, col passare degli anni, delle sue favolose creme, di cui per fortuna è rimasta la ricetta.

Oggi viviamo di ricordi. Ricordi di generazioni che si sono succedute nella casa di Cursi e di immagini che si affollano nella memoria.

Noi siamo grati a quella bella casa che ospita i nostri ricordi. Perché questi – i ricordi di quella casa- non sono stati venduti.



Mario Corsini

Marzo 2012

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