quarta generazione
Appartengo alla 4 generazione che ha vissuto nella casa di Cursi.
In quel “palazzo” (così mia sorella ed io la consideravamo da piccole) ho trascorso le mie vacanze sia da figlia che da mamma di due ragazzi che ho voluto fortissimamente avessero i miei stessi ricordi ed emozioni.
Si tratta infatti di un luogo “magico” molto diverso da una semplice casa al mare, come si potrebbe pensare abitando in una grande città come Roma.
E’ un posto in cui si entra in contatto con le tradizioni, la storia e la cultura di un luogo, ma dove principalmente si vive con orgoglio il senso di far parte di una “Famiglia”.
Pur avendo avuto per alcuni anni nello stesso piccolo paese un’altra casa (la cosiddetta “casa nuova”) era solo tra quelle mura che avvertivo il senso di condivisione a valori e esperienze che, uguali nel tempo, mantenevano saldo il rapporto tra generazioni.
Come per molti della mia famiglia l’ambiente magico è sempre stata la grande cucina.
Lì si sono consumati “furti di cibo” indimenticabili tra rimproveri, spifferi e porte che sbattevano ogni volta che entravamo correndo dalle scale.
Quando ero piccola veniva apparecchiata una tavolata con di più di 15 persone tra zii e nipoti ciascuno con suo posto assegnato riconoscibile da un colorato e personalizzato portatovagliolo.
Sempre in quella stanza ho l’immagine di mio padre che aiutava le “donne” a fare la salsa, tra fumi, fuochi, colori e odori indimenticabili E’ li che ricordo mia madre, mia nonna e le due donne che ci accudivano durante l’estate discutere su cosa si sarebbe mangiato la sera in un complicato gioco di ruoli nonna-mamma-cuoca e vicecuoca a cui mi divertiva assistere.
E’ in quella stanza che, in compagnia della mia indimenticabile nonna, ho allattato mia figlia nella sua prima estate, perchè solo lì, nei giochi delle correnti, riuscivamo a respirare e non soffrire mai il caldo.
Passando per la cucina si accedeva, tramite una scomodissima porta, ad una “stradina” in cui da bambini giocavamo tutti i pomeriggi, cessato il gran caldo:era infatti impossibile starci durante il giorno…il colore della pietra rifletteva il sole al punto da rimanere accecati.
La sera ci mettevamo sul muretto ascoltando la musica che arrivava dal lontano juke-box del giardino comunale attraverso il quale noi ragazzine comunicavamo con i giovanotti del paese.
Mio papà con il tempo ha trasformato quella “stradina” in un giardino.
In quel grande spazio, tra gli alberi che ha piantato ci sono i ricordi più belli legati alla seconda parte della mia vita …ai miei figli che nelle prime ore del mattino uscivano dalla casa e andavano a staccare dalle cortecce degli alberi tante piccole lumache…. la scalinata di accesso dalla parte alta della casa era la passerella ideale per mia figlia e le sue cuginette che organizzavano sfilate di moda indossando abiti trovati nei bauli delle stanze segrete dell’ultimo piano.
Ma più forte di tutti, in quel giardino, è il ricordo del nostro cane che abbaiava felice correndo dietro le pigne lanciate da mio papà e dal piccolo Luca.
Anche altri ambienti della casa sono stati importanti: ad esempio ho sempre avuto un atteggiamento quasi reverenziale per la stanza che allora mi sembrava un museo con gli affreschi al soffitto e un grande ventaglio chiuso dentro una teca dal velluto rosso.
Un posto speciale nella mia memoria lo riserverà per sempre l’androne di ingresso , dove nelle giornate in cui non si andava al mare giocavamo a palla facendo tanto rumore e provocando le ire dei nonni e da cui osservavamo il via vai delle persone non avendo l’autorizzazione ad uscire.
Di fronte c’era un piccolo spaccio e noi furtivamente attraversavamo la strada per comprare dei sacchetti di nocciole tostate.
In casa allora si accedeva dalla scala frontale e non come oggi da quella laterale.
La porta era sempre aperta e da quelle scale era un continuo entrare e uscire.
Su quelle scale è stata scattata una foto che mi porterò per sempre nel cuore… tutti i noi nipoti con una maglietta regalata dai miei genitori al ritorno da un viaggio in Canada.
Ho la fortuna di aver condiviso questi ricordi e molte emozioni con mio marito che non ha mai voluto perdere un’occasione per “scendere giù” a Cursi nonostante i 700 km e la fatica del viaggio e che ha saputo cogliere tutta la magia di quei posti consentendomi di vivere fino a quando è stato possibile ogni giorno di vacanza nella più bella casa del mondo.
Isabella Corsini